Macché doppia recessione, moderata ripresa in corso

Anche Mario Draghi si unisce agli elogi per la svolta tedesca, che ha prodotto un balzo del pil del 3,7 per cento, ben al di sopra della media europea e soprattutto italiana: “L’Italia deve diventare produttiva e competitiva come la Germania” ha detto il governatore della Banca d’Italia. Draghi ha parlato a Seul, per una riunione del Financial stability board, assicurando con un cauto ottimismo che la ripresa si sta diffondendo in Europa.
23 AGO 20
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Anche Mario Draghi si unisce agli elogi per la svolta tedesca, che ha prodotto un balzo del pil del 3,7 per cento, ben al di sopra della media europea e soprattutto italiana: “L’Italia deve diventare produttiva e competitiva come la Germania” ha detto il governatore della Banca d’Italia. Draghi ha parlato a Seul, per una riunione del Financial stability board, assicurando con un cauto ottimismo che la ripresa si sta diffondendo in Europa. Parole dette in una giornata segnata da buone notizie sulla disoccupazione Usa che hanno tonificato i mercati. In America i disoccupati sono aumentati al 9,6 per cento in agosto, rispetto al 9,5 di luglio, ma nel settore privato i posti di lavoro sono cresciuti di 67 mila unità, ben più delle 40 mila previste, un dato che va ad aggiungersi ai 107 mila nuovi occupati di luglio. Barack Obama, in vista delle elezioni di mid-term, ne ha approfittato per dichiararsi convinto che “andiamo verso giorni migliori. L’economia si sta muovendo nella giusta direzione”.
Sembra dunque allontanarsi lo spettro di una ripresa a “W”, cioè con una nuova recessione nel mezzo. E secondo gli analisti è importante che le buone notizie giungano da Washington, dopo che giovedì il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, aveva illustrato stime al rialzo per l’area euro: più 1,6 di pil nel 2010, rispetto alle previsioni iniziali dell’1 per cento; e più 1,4 nel 2011, contro 1,2. Per tutto ciò, aveva concluso Trichet, “mi sembra da escludere l’ipotesi di una nuova recessione”. Anche lui aveva elogiato i paesi che hanno agito “con moderazione salariale” nelle politiche industriali, e cioè Germania e Austria. Musica per le orecchie di quanti predicano le stesse cose in Italia; e per tutti gli aficionados del sistema tedesco. Ma ciò che è destinato ad animare il dibattito, perfino istituzionale, è la svolta raccontata nei dettagli da Weber: “Da quando si è passati da contratti di settore e su scala nazionale ad accordi aziendali e territoriali, gli aumenti di produttività liberati sono stati spettacolari, ben oltre le statistiche ufficiali”, aveva spiegato il capo della Buba a 40 banchieri ospiti della Federal reserve nel Wyoming.
La questione coincide in Italia con la richiesta del Quirinale a palazzo Chigi di accelerare i tempi della nomina del ministro dello Sviluppo economico, “perché l’Italia” – parole di Giorgio Napolitano – “torni a una politica industriale europea”. Ministri come Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi, che assieme al Cav. hanno supplito all’assenza di un successore di Claudio Scajola, non nascondono, in privato, di non sentire la mancanza di registi.
Anche in Confindustria c’è chi teme un revival della concertazione e dei maxi-tavoli sindacali, proprio ora che la Germania li ha abbandonati, e mentre in Italia, dalla Fiat alla Indesit, si procede con accordi “con chi ci sta”. Per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni è anzi venuto il momento di coinvolgere anche in Italia i dipendenti nell’azionariato delle imprese, “che è stata la vera causa dell’atteggiamento responsabile assunto dal sindacato tedesco”. Chi la pensa come lui indica anche il modello Fiat-Chrysler, dove i sindacati di Detroit hanno accettato sacrifici in cambio del 40 per cento dell’azienda. La Cgil, e gran parte della Confindustria, sono però contrari, ma è l’unico punto sul quale si intendono. Emma Marcegaglia ha pronto un intervento su come una svolta tedesca, con l’adozione di contratti flessibili a più livelli, farebbe bene all’Italia, dove le industrie registrano aumenti degli ordini e dell’export che non si traducono in vendite e posti di lavoro in Italia. Quanto a Tremonti, al ministero dell’Economia si ritiene che il governo abbia fatto ciò che doveva per rimettere l’economia in carreggiata, dai conti pubblici alle pensioni: le relazioni industriali vanno lasciate alle parti private. E, fanno notare ambienti tremontiani, in Germania un ministro dell’Industria neppure esiste.